
A seguito della conferma dei test nei confroti di Riccardo Riccò delle pratiche illecite, il pm Pasquale Mazzei ha depositato l’atto di chiusura delle indagini chiedendo il rinvio a giudizio con citazione diretta per il ciclista che dovrà rispondere all’accusa di violazione della legge antidoping.
Il magistrato ha probabilmente ravvisato come il malore che aveva portato al ricovero d’urgenza all’ospedale di Pavullo di Riccardo Riccò, il 6 febbraio scorso, fosse stato provocato da un’autoemotrasfusione fatta senza le necessarie precauzioni.
Nel frattempo Riccardo Riccò è stato sospeso dalla Tas, la Commissione Tutela Salute Federciclismo, e dal Tribunale del Coni.
La richiesta del pm si basa oltre che sulle dichiarazioni dello stesso ex ciclista al momento del suo ricovero all’ospedale di Pavullo - «Mi sono autotrasfuso il mio sangue conservato in frigorifero per 26 giorni» - sulle varie cartelle cliniche raccolte, soprattutto sull’esito della perizia medico-legale ordinata dallo stesso magistrato. I test ematici hanno rivelato la compatibilità con un’autoemotrasfusione, come aveva dichiarato e poi smentito lo stesso Riccò.
L’ex ciclista e il suo avvocato avranno ora venti giorni di tempo per presentare una memoria difensiva ed eventualmente presentarsi al pm per dare dichiarazioni spontanee. In caso di condanna, la carriera del ciclista di Formigine, sarebbe praticamente conclusa. Ma tutto ruoterà intorno alla perizia e alla dichiarazione di Riccò ai medici, una “confessione” che gli ha salvato la vita, ma che ora rischia di costargli la definitiva conclusione della carriera sportiva.
Dovrebbe essere da spunto per tutti gli atleti, per riflettere quanto ne valga la pena barare nelle competizioni sportive, rischiare la vita e trovarsi di fronte ad un tribunale per cercare di chiarire la vicenda! Per lo più ora esiste 'alternativa Sport Agel con una linea natuale di prodotti straordinaria e certificata antidoping!
L’avviso di chiusura delle indagini è stato inoltrato al legale dell’ex ciclista, avvocato Alessi di Rimini, che ora dovrà decidere quale linea difensiva seguire, in sostanza se andare direttamente a processo o far deporre il proprio assistito, con la possibilità, in ogni modo, di chiedere poi il rito abbreviato.
In tutto questo, ai fini processuali, non sarà trascurato quanto poco tempo dopo le sue dimissioni dall’ospedale di Baggiovara, Riccardo Riccò aveva dichiarato pubblicamente. Ritornando sui proprio passi in relazione alla sua ammissione di essersi autotrasfuso illegalmente, aveva spiegato che il malore accusato non era stato provocato da pratiche illecite e aveva aggiunto che comunque di quel giorno non ricordava nulla.
È stato in questa circostanza che il ciclista aveva anche accusato il medico che aveva certificato sul modulo di ricovero la dichiarazione in cui testimoniava della sua dichiarazione-confessione , di dire il falso.












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